Noi, le poste e i lavoratori

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Incontri ravvicinati del terzo tipo

Ci conosciamo tutti, un po’ in tutto il territorio postale, dal nord al sud.

Possiamo, quindi, parlarci senza alcuna mascherina.

Noi Cobas pt siamo stati circondati e circoscritti, agli arresti domiciliari e talvolta al carcere duro, perché abbiamo scelto due obiettivi fondamentali nella nostra attività sindacale:gli interessi dei lavoratori (salute, salario, sicurezza)e la qualità pubblica del servizio (costi sociali, monopolio, diffusione in ogni Comune).

Come hanno reagito Poste Italiane SpA ed i suoi alleati concertativi?

  • Ci negano il diritto alle assemblee, per non consentirci di parlare ovunque e direttamente con i lavoratori.
  • Ci negano il diritto alle trattenute dei contributi da parte degli aderenti,se non dopo ripetute sentenze giudiziarie e trattenendo comunque uno 0,5%a titolo di compenso per la fatica contabile su ogni operazione.
  • Ci negano il diritto alla informazione, costringendoci a raccattare qua e là le notiziee mai rispondendo alle nostre richieste.
  • Ci negano il diritto al Collegio Arbitrale nelle procedure disciplinari per appesantirne il costo a carico dei nostri lavoratori, chiamandoli nei Tribunali e quindi dissuaderli a reagire, individualmente e collettivamente.
  • Ci negano il diritto a partecipare alla pari alle elezioni RSU/RLS, obbligandoci a raccogliere preventivamente firme sulle nostre liste.
  • Ci negano il diritto ai permessi sindacali retribuiti, riservandoli solo ai concertativi, come se fossero proprietà privata e non patrimonio comune.

Conclusioni?

E’ alla portata di tutti capire che pur vivendo in una democrazia costituzionale formale,questi privilegi da una parte e queste esclusioni dall’altra, hanno radice in un fascismo reale.

Non solo alle Poste, ovviamente.

Anche se spesso camuffato dalle “ragioni di stato” e dalle necessità di “governare” il paese.

Si può cambiare?

Certo, consapevoli però che è una questione generale e coinvolge partiti, istituzioni e parlamento, ai quali abbiamo fatto alcune proposte di legge in occasione del famoso Jobs act.

Ma in casa nostra, Poste SpA, basterebbe che i 140.000 dipendenti aprissero gli occhi, manifestassero meno indifferenza e più solidarietà e… ci dessero una mano concreta.

Basta un click…mentale.

 

In fondo, non farebbero che i propri interessi.

 

Gruppo Politico Nazionale

(Cobas PT Cub-Usb)

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