Poste, l’imbroglio sui tempi di consegna delle lettere test: partono i primi licenziamenti

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Poste, ex responsabile del servizio qualità verso licenziamento per l’imbroglio su tempi di consegna. “Sapeva tutto”

 

Il numero uno Caio ha inviato a Gennaro Celotto, tuttora dirigente di alto livello del gruppo, una contestazione di addebito. "Non risulta che lei abbia contrastato la condotta finalizzata a far risultare una qualità del servizio di recapito divergente da quella reale", si legge, nonostante ne avesse "piena consapevolezza". Celotto aveva sempre negato

di Daniele Martini | 5 febbraio 2016

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Più informazioni su: Licenziamenti, Poste italiane, Truffa

 

“Risulta che Ella ha avuto piena consapevolezza e conoscenza di una articolata condotta finalizzata a far risultare una qualità del servizio di recapito divergente da quella reale”. E inoltre “non risulta che Lei abbia comunque contrastato la richiamata condotta”. E’ un atto d’accusa pesantissimo quello che il nuovo amministratore delegato delle Poste, Francesco Caio, rivolge a Gennaro Celotto con una lettera di “contestazione di addebito” che Ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere. Chi è Celotto? Fino a non molto tempo fa alle Poste Celotto era uno dei papaveri più alti, responsabile nazionale nel 2013 di uno dei settori nevralgici dell’azienda: il servizio qualità. E tuttora è un dirigente di alto livello a cui da un decina di mesi fa hanno affidato il compito della “progettazione e dell’architettura dell’assetto complessivo della rete di logistica”.

 

Ora Celotto è sul filo del licenziamento, essendo stato individuato dai nuovi capi dell’azienda come uno dei dirigenti coinvolti nella truffa delle lettere. Un gigantesco imbroglio che secondo le informazioni ufficiali di fonte aziendale per ora coinvolge circa 200 dirigenti (anche se solo per 20 sono pronte le lettere di licenziamento e tra questi non ci sarebbe Celotto). Un raggiro che Il Fatto cominciò a raccontare fin dalla fine del 2013 e che ha progressivamente continuato a svelare con una serie di articoli e di inchieste successive di vari autori. Alle precise e documentate rivelazioni del nostro giornale è stato proprio Celotto a rispondere a suo tempo sia per telefono sia attraverso lettere, negando sempre in modo risoluto ogni circostanza e ogni addebito. Gli stessi fatti ora gli vengono contestati addirittura dal capo della sua azienda.

 

Ai dirigenti delle Poste a cui è stata consegnata la lettere di addebito sono stati concessi cinque giorni di tempo per rispondere “producendo le eventuali giustificazioni”. Dopo di che l’azienda deciderà il da farsi: è molto probabile che per i dirigenti ritenuti coinvolti il licenziamento scatti sulla base dell’elementare constatazione che sarebbe venuto meno nel frattempo il rapporto fiduciario che li legava all’azienda. Nei mesi passati su ordine di Caio le Poste sono state passate ai raggi x di un audit interno che puntava proprio sul monitoraggio della qualità del servizio di recapito. Sono stati esaminati i pc di numerosi dirigenti e sono state passate al setaccio le email.

Dall’indagine sono emerse “gravissime irregolarità in relazione ai prodotti di corrispondenza nazionale e internazionale, riguardanti anche i cosiddetti Grandi clienti”. Per quanto riguarda Celotto “è risultato che è presente nella corrispondenza per posta elettronica (almeno 6 mail ndr) scambiata tra addetti e responsabili di strutture territoriali di servizi postali”. Da questa corrispondenza “emerge incontrovertibilmente la illecita finalità di far risultare una qualità del servizio di recapito divergente da quella reale”.

 

Il meccanismo della truffa era allo stesso tempo ingegnoso e semplice. Semplice perché imperniato su un presupposto elementare: dal momento che i risultati della qualità, cioè la puntualità della corrispondenza, si basa sui dati elaborati sulla consegna delle lettere a campione, basta individuare quelle lettere, farle correre come lepri e il gioco è fatto. La qualità del servizio è verificata attraverso società esterne a Poste, in particolare la Izi, tenute al segreto sia dei nominativi di chi spediva le lettere campione sia dei destinatari delle stesse. Alcuni dirigenti delle Poste erano però riusciti a individuare questi nominativi e avevano organizzato un complesso sistema prima per intercettare le lettere spedite, in gergo chiamate i “noti invii“, e poi per incanalarle su un sistema di consegna parallelo e ultraveloce.

 

In questo modo si falsavano i dati sulla qualità, cioè si abbellivano a piacimento gli standard nazionali di puntualità nella consegna della corrispondenza. Che non sono un dettaglio secondario e neanche una curiosità puramente statistica, ma hanno un impatto notevole sulla vita dell’azienda e sul rapporto che essa intrattiene con lo Stato. Basti pensare che gli obiettivi sono fissati con una delibera formale dell’Autorità per le comunicazioni. L’ultima risale a metà giugno 2015, è lunga 35 pagine e opportunamente fissa obiettivi di puntualità più bassi rispetto al passato, l’80 per cento delle lettere spedite invece dell’88, forse in considerazione del fatto che il lusinghiero obiettivo precedente veniva raggiunto solo sulla carta e con sistemi poco ortodossi.

 

Sulla base del raggiungimento o del mancato rispetto dei livelli di puntualità lo Stato stabilisce penali e calibra le sovvenzioni annuali nei confronti dell’azienda delle lettere (in media intorno ai 300 milioni di euro). Obiettivi di puntualità rispettati significano, in sostanza, più soldi per le Poste e poi anche per i dirigenti dell’azienda perché è legata proprio alla puntualità una parte consistente dell’Mbo (in inglese management by objectives) annuale, cioè il premio riconosciuto ai capi postali per gli obiettivi raggiunti, una gratifica che in alcuni casi in passato è stata superiore anche ai 200mila euro.

 

La truffa sulle lettere produceva in sostanza almeno tre effetti dannosi. In primo luogo colpiva i clienti, cioè i cittadini, perché si faceva credere a tutti che il servizio postale funzionava come un orologio svizzero nonostante la percezione diffusa fosse completamente diversa. In secondo luogo si raggirava lo Stato a cui le Poste facevano credere di essere un esempio di produttività e di efficienza. E infine attraverso i dati falsi sulle consegne alcuni dirigenti si gonfiavano le tasche, evitando di essere invece messi alla gogna così come forse sarebbe stato più giusto per il pessimo servizio offerto. Considerato tutto questo è difficile credere che un raggiro del genere, che ha coinvolto centinaia di dirigenti postali, sia stato architettato senza che questi ultimi abbiano ottenuto dai vecchi capi dell’azienda un avallo sostanziale anche se probabilmente non formale e una copertura di fatto.

di Daniele Martini | 5 febbraio 2016

 

 

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https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/02/06/news/scandalo-poste-tranquilli-faremo-pulizia-1.12913947

 

Scandalo Poste: «Tranquilli, faremo pulizia»

 

L’amministratore delegato parla del caso dei tempi di recapito truccati: indagini interne in via di conclusione di Fabio Poloni

06 febbraio 2016

 

BELLUNO. Doppia indagine: una della magistratura, una interna di Poste Italiane. E le associazioni a difesa dei consumatori pretendono: dobbiamo essere noi a certificare la qualità del servizio, non società pagate dalle stesse Poste.

 

Non si placa il caso scoppiato all’interno di Poste Italiane: indagini sulla velocità del servizio truccate, rapporti di collusione con le società esterne di certificazione, terremoto ai vertici societari con circa duecento dirigenti coinvolti (secondo il Fatto quotidiano, che ha scoperchiato la vicenda), alcuni dei quali anche in Veneto e a Treviso.

 

Caio: fare pulizia. Emergono in quasi tutte le regioni del Paese irregolarità sul recapito della posta, cosa che ha portato il vertice di Poste Italiane a mettere sotto la lente d’ingrandimento il lavoro di un migliaio di dipendenti, molti anche dirigenti. È quanto emerge dall’audit interno che l’azienda, sotto la guida di Francesco Caio, ha promosso dal giugno 2014 per appurare la correttezza delle attività ed eventuali responsabilità. L’amministratore delegato di Poste Italiane ne ha parlato ieri a Venezia a margine della firma del protocollo con il Comune e Venis per l’avvio del sistema pubblico di identità digitale. «La magistratura - ha detto Caio - sta facendo la sua inchiesta, noi siamo un’azienda nazionale e la nostra indagine, ovviamente, riguarda tutto il territorio». Quanto si sta delineando, ha aggiunto, si inserisce «in un piano di cambiamento e di trasformazione che noi abbiamo avvalorato già dalla fine del 2014 e che prevedeva e prevede un fortissimo orientamento al cliente/cittadino in tutti i suoi processi, a partire dal quello del recapito della posta». Secondo Caio «sono emersi comportamenti non in linea con le procedure aziendali e perciò abbiamo attivato ulteriori accertamenti. Le indagini, condotte in modo rigoroso, si stanno concludendo in questi giorni. Ovviamente, nel rispetto di tutti e di ciascuno, Poste Italiane invita a non esporre persone in una fase ancora istruttoria».

 

Il caso. Riassunto estremo: un paio di società esterne (Izi e Pwc) sono pagate per “testare” la velocità del servizio postale, e lo fanno tramite lettere “civetta” che fanno spedire tra persone note - in teoria - solamente a loro. Peccato che queste persone fossero (almeno in parte) ben conosciute anche a Poste Italiane: una fuga di notizie che permetteva di garantire corsie preferenziali alle missive civetta, facendole arrivare a destinazione in tempi rapidissimi. Risultato: i test davano esiti eccellenti, e in base a quei risultati Poste incassa contributi statali (oltre a erogare premi ai propri dirigenti).

 

A Treviso e Belluno. Tra i manager sospesi «a tempo indeterminato» e a rischio di licenziamento ci sarebbe anche Giampaolo Tronchin, responsabile recapiti di Treviso e Belluno. L’indagine penale è affidata alla Procura di Roma. A Castagnole di Paese intanto, sede del principale centro di smistamento postale della provincia di Treviso, la voglia di parlare è pochissima. Chiediamo di incontrare la dirigente: ci dicono che c’è, di aspettare un attimo. Dopo qualche minuto la versione cambia: «No, oggi è fuori sede». Fuori c’è un viavai di portalettere e dipendenti del centro. «Io sono qui da oltre trent’anni», dice un dipendente quando gli chiediamo se il “trucchetto” della strada preferenziale per le lettere-civetta fosse noto a tutti, «e non ho mai saputo niente. Quello che sappiamo lo leggiamo dai giornali. E abbiamo direttive precise: non parlare con i giornalisti».

 

I reati. A denunciare il caso alla Procura e al Fatto è stato un ex dipendente di Poste Italiane, che formula accuse che spaziano dall’associazione per delinquere alla violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, fino alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (sono stati stanziati circa 2,1 miliardi di euro tra il 2005 e il 2010. Alcuni funzionari di Poste, secondo questa gola profonda, «hanno intercettato illegalmente corrispondenza, a volte sopprimendola, schedando illecitamente e senza autorizzazione cittadini italiani e attuando, per molti di essi, il controllo domiciliare».

 

I consumatori. «Abbiamo reclami continui sulla lentezza del servizio postale, gente costretta a pagare more e interessi su multe e bollette recapitate in ritardo, questa vicenda è scandalosa», attacca Luisa Giuriati, presidente provinciale di Federconsumatori, «La questione degli standard di qualità è serissima: vanno rilevati assieme alle associazioni di tutela

dei consumatori, non da controllori pagati dai controllati, è assurdo. C’è un conflitto di interessi enorme, speriamo che i magistrati facciano chiarezza». L’associazione sta valutando l’ipotesi di costituirsi parte civile in un eventuale processo penale a carico di manager di Poste Italiane.

 

06 febbraio 2016

 

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https://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/02/02/AS6QvvQB-furbetti_licenziati_velocita.shtml

 

 

 

Anche a genova 02 febbraio 2016

Poste, test di velocità: licenziati i furbetti

 

Francesco Margiocco

 

Genova - Il gioco è finito, l’imbroglio sui tempi di consegna delle Poste si sta concludendo con una raffica di imbarazzanti licenziamenti. Nell’attesa che la magistratura si pronunci, i presunti artefici di quella truffa sono stati «sospesi a tempo indeterminato» (un eufemismo usato dai vertici aziendali per non pronunciare la parola licenziati) dal grande gruppo postale e bancario italiano.

 

Una quarantina le persone coinvolte in tutta Italia, e qualcuna anche a Genova dove è stato costretto a lasciare il suo incarico di dirigente Giampiero Raffaghello, responsabile del centro di meccanizzazione postale (Cmp) della città, uno dei venti magazzini italiani dove viene smistata la corrispondenza nazionale e internazionale. Oltre Raffaghello sarebbero stati sospesi a Genova, secondo quanto risulta al Secolo XIX, il suo vice, il responsabile alla qualità e l’ex direttore del Cmp prima che lo diventasse Raffaghello.

 

I licenziamenti arrivano al termine dell’indagine interna avviata l’anno scorso da Poste Italiane per smascherare la cosiddetta banda delle “lettere civetta”. Per mesi l’unità anti-frode della spa ha scandagliato le e-mail di migliaia di dipendenti e ha infine messo a nudo una rete di circa quaranta dipendenti, e dei loro sottoposti, che avevano creato una corsia preferenziale per le “lettere civetta”. Il termine indica uno dei meccanismi usati dallo Stato per misurare la qualità del servizio postale: il meccanismo si regge sulla collaborazione di 8 mila persone che, ogni anno, spediscono lettere l’una all’altra annotando in quanto tempo la corrispondenza viene recapitata. Poste Italiane non sa, o non dovrebbe sapere, chi siano gli 8 mila mittenti e destinatari delle lettere.

 

Il meccanismo, fino a pochi mesi fa, era controllato da un’azienda che si presumeva fosse sopra le parti, la Izi Spa di Roma. Da anni Izi si aggiudicava l’appalto per le verifiche sui recapiti ricevendo a fine anno un corrispettivo dalle Poste: il controllore pagato dal controllato. Fino a quando a partire nell’estate del 2014 il Fatto Quotidiano ha scoperto il gioco: un nutrito gruppo di dirigenti di Poste Italiane conosceva i nomi e cognomi di molti dei controllori scelti da Izi spa. E così era riuscito a creare una corsia preferenziale per consegnare nei tempi previsti le “lettere civetta”.

 

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https://www.ilcittadino.it/p/notizie/cronaca_sud_milano/2016/02/05/ABGB0YgI-bufera_sospeso_poste_dirigente.html

 

Bufera sulle Poste, dirigente sospeso

5 febbraio 2016

 

Un “terremoto” sta scuotendo le sedi di Poste Italiane di Peschiera Borromeo e del Lodigiano. A seguito di un’indagine della procura di Roma, infatti, su presunte truffe relative ai test sui tempi di consegna della corrispondenza, è stato sospeso dal suo incarico il dirigente del Cmp (centro meccanizzato postale, una delle principali aree di smistamento in Italia) di Peschiera Borromeo, mentre le indagini hanno coinvolto anche i “centri principali di distribuzione” di Lodi e Casale e quello “secondario” di Sant’Angelo. In questi ultimi non sono ancora stati presi provvedimenti drastici nei confronti del personale. I magistrati invece hanno acquisito le mail e le altre comunicazioni che i direttori e i responsabili del monitoraggio qualità (sei persone in tutto nei tre centri) si sono scambiati con i loro superiori, per capire se venissero “impartiti” ordini mirati ad alterare i tempi di consegna.

 

L’indagine ovviamente non è limitata a Lodigiano e Sudmilano ma si estende a livello nazionale. Finora sarebbero già quaranta i dirigenti sollevati dal loro incarico, fra sospensioni e licenziamenti, e migliaia i dipendenti raggiunti da contestazioni.

 

«L’indagine riguarda solo la parte della distribuzione della corrispondenza e non le filiali o altri uffici» si limita a far sapere Poste Italiane.

 

L’ipotesi su cui sta lavorando la procura di Roma è che sia stata creata una sorta di corsia preferenziale per consegnare le “lettere test” nei tempi prestabiliti. Questo il meccanismo: un’azienda esterna sceglieva circa 8mila persone, che spedivano lettere fra loro per verificare il tempo necessario al recapito. Questi nominativi però sarebbero stati intercettati da alcuni funzionari e dirigenti, e così le “lettere civetta”, come sono chiamate in gergo, venivano consegnate in tempi certo, Anche a discapito dell’altra corrispondenza. In questo modo si poteva dimostrare che il coefficiente di qualità, previsto dal contratto tra Poste Italiane e lo Stato, veniva rispettato, evitando all’azienda le pesanti sanzioni (fino a 500mila euro l’anno) previste dal mancato rispetto di determinati parametri.

 

Sulla vicenda è stata avviata anche un’indagine interna di Poste Italiane. A circa 40 dirigenti e migliaia di dipendenti e direttori di sedi periferiche sarebbero state scoperte all’interno delle mail aziendali comunicazioni sulle “lettere test”, alle quali non è seguito il contrasto o la segnalazione di tale condotta ai “competenti organismi aziendali”. Altre indagini sono ancora in corso, anche sulle comunicazioni giunte nelle sedi di Lodi, Casale e Sant’Angelo.

 

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https://mattinopadova.gelocal.it/regione/2016/02/05/news/lettere-civetta-un-bluff-sapevamo-riconoscerle-1.12903356

 

 

«Lettere civetta, un bluff sapevamo riconoscerle»

 

Parla un dipendente, ora in pensione, che lavorava al centro di smistamento «Appena sono arrivato mi hanno insegnato come individuarle nel mucchio» di Andrea Passerini

05 febbraio 2016

 

TREVISO. «Il sistema delle corsie preferenziali per le lettere civetta? Era noto da anni, quando ho lavorato per un certo periodo al centro di Castagnole, ho imparato presto anch’io come si doveva fare. Le chiamavano lettere spie». Parla un dipendente di Poste appena andato in pensione, che ha chiamato ieri la nostra redazione e ha chiesto il più assoluto anonimato. La sua testimonianza apre uno squarcio su quello che realmente succedeva, fino a poco tempo fa, nella filiera che portava la posta nelle case dei trevigiani e degli italiani tutti e in particolare al centro di Castagnole, alle porte di Treviso.

 

Le sue dichiarazioni sono molto pesanti.

 

«È la verità, quello che è venuto alla luce avveniva anche nel centro di Castagnole. E non era nemmeno un grande mistero, se devo essere sincero».

 

Come funzionava?

 

«Si imparava presto a riconoscere le lettere civetta, con un minimo di allenamento, poi si andava sul sicuro in pochissimo tempo».

 

E si creava la corsia preferenziale nella loro consegna.

 

«Sì, erano prelevate e mandate avanti prima delle altre. Anzi, ricordo che nei primi tempi in cui ero a Castagnole c’era un collega che le scremava al primo filtro, quando arrivava la massa della corrispondenza che tornava da Padova. Me le girava e le smistavo subito».

 

Dunque è vero che il controllato conosceva le mosse del controllore.

 

«Stando lì dentro, ripeto, percepivo che fosse una cosa abbastanza normale, per chi ci lavorava. Era il sistema, diciamo».

 

L’inchiesta interna avrebbe anche fatto emergere un sistema di email interne con cui si comunicavano i nominativi di mittenti o destinatari da tenere d’occhio.

 

«Nomi non ne ho sentiti girare, allora. Venivamo istruiti su alcune caratteristiche “tecniche” delle buste, in alcuni casi era il formato. O altri dettagli cui prestare attenzione. Dopo un po’ avevo imparato anch’io, e non sbagliavo».

 

Ma c’era o no l’ordine di mandare avanti queste lettere?

 

«Era scontato che, una volta riconosciute e prelevate dal mucchio della corrispondenza, venissero mandate avanti. A me gli ordini, comunque, venivano dati sempre e soltanto a voce, non c’era alcuna disposizione scritta o nota interna».

 

Può dirci da chi riceveva le disposizioni relative alle lettere civetta?

 

«Non ritengo opportuno fare nomi, anche se non sono più in azienda da qualche tempo. Certo dai miei superiori».

 

Ma c’erano o no queste mail interne, anche a Treviso?

 

«A me e ai miei colleghi, a quel tempo, non risultava nulla di questo genere, a meno che non girassero ai livelli più alti».

 

Quando “Il fatto Quotidiano” ha pubblicato la sua inchiesta, la scorsa estate, avrebbe pensato a questo terremoto?

 

«Avevo subito capito che l’inchiesta era ben documentata, si capiva che c’erano fonti interne qualificate. Francamente mi ha sorpreso la linea molto dura da parte dell’azienda».

 

Chi lavora in altri settori di Poste, però, sembra assolutamente ignaro del

sistema delle lettere civetta.

 

«Negli ultimi anni i diversi rami dell’azienda viaggiano abbastanza in parallelo, è probabile che chi è addetto alla sportelleria o ai servizi finanziari non sappia nulla. Ma, ripeto, nel nostro ramo era una cosa arcinota».

 

05 febbraio 2016

 

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https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/02/06/news/poste-caso-delle-lettere-civetta-coinvolti-anche-quadri-padovani-1.12910119

 

Poste, caso delle lettere-civetta coinvolti anche quadri padovani

 

La direzione ha inoltrato una lettera di addebito a un funzionario che aveva prestato servizio al Centro Meccanizzato. E parla un ex lavoratore: «Strane interruzioni delle macchine del recapito» di Felice Paduano

06 febbraio 2016

 

Caso delle lettere-civetta: l’inchiesta interna di Poste Italiane si estende e coinvolge quadri di primo e secondo livello che hanno avuto incarichi nei Centri meccanizzati. La direzione nazionale ha inviato infatti quattro contestazioni di addebito ad altrettanti funzionari veneti. Tra loro ce ne sarebbe uno che, in passato, ha ricoperto incarichi nel settore dello smistamento della corrispondenza al Cmp di Padova, il centro dove viene lavorata la più grande quantità di posta del Nordest. Coinvolti anche i quadri dei Centri di Venezia-Tessera e di Verona. Le Poste stanno esaminando tutte le mail con le quali veniva disposta la certificazione della qualità del recapito. Il caso è scoppiato nei giorni scorsi. In pratica le Poste spedivano le cosiddette “lettere-civetta” a indirizzi predefiniti allo scopo di controllare l’adeguatezza del servizio; alcuni funzionari dell’ente sarebbero venuti a conoscenza di questa iniziativa e degli indirizzi i e avrebbero creato una corsia preferenziale per le “civetta” lasciando indietro il resto della corrispondenza. Lo scopo? Incassare i premi assicurati ai centri dove il servizio funzionava meglio.

 

I quadri, che hanno ricevuto le contestazioni di addebito hanno ora fino a un mese di tempo per presentare ai superiori tutti i chiarimenti. Intanto c’è chi racconta di attività «anomale» al Centro di Padova: lo fa un ex lavoratore del Cmp. E spiega: «Lavoravo al Cmp (Centro Meccanizzato Poste) in via della Ricerca Scientifica, area Zip, come tecnico informatico per conto della Stac di Torino, azienda in subappalto di Poste Italiane (oggi sostituita dalla PH Facility), quando si verificavano strane ed anomale le interruzioni delle macchine del servizio recapito disposte a volte da quei capi-settore che dovevano provvedere al regolare svolgimento dello smistamento della posta in tutte le province del Veneto, eccetto Verona. A quel tempo non potevo certo sapere cosa ci fosse dietro quelle, temporanee interruzioni. Adesso però, dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano e dopo l’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Roma in cui sono coinvolti 40 dirigenti di Poste Italiane per illecito, posso anche dedurre che si poteva trattare delle cosiddette “lettere civetta” da inviare con urgenza ai destinatari per falsare la qualità del servizio. Ma questo lo deve accertare la magistratura». A parlare è Silvano Salviato, oggi in mobilità, residente nell’Alta Padovana, ex lavoratore della Stac. «In realtà l’inchiesta del Fatto Quotidiano era nata con la finalità di far luce sull’anomalia del cambio d’appalto al Cmp di Padova, come in tanti altri centri meccanizzati sparsi per l’Italia. Solo in un secondo momento il giornalista spostò l’obiettivo sulle lettere-civetta, probabilmente proprio aver constatato quello che stava succedendo a Padova e in altri Cmp della penisola. Sono stato sentito dall’inviato de Il Fatto Quotidiano due volte. Ossia una prima volta quando stava lavorando esclusivamente sulla perdita del posto di lavoro dei dipendenti della Stac e l’anno scorso, quando il caso delle lettere civetta era già scoppiato». Nel frattempo, ieri mattina, l’amministratore delegato, Francesco Caio, ha dichiarato: «Ben venga l’inchiesta giudiziaria della Procura. Anche Poste Italiane ha disposto una capillare inchiesta interna, visto che sono emersi comportamenti non in linea con le procedure nazionali. Abbiamo attivato, in pratica, ulteriori accertamenti per arrivare a quanto è realmente successo nel settore della certificazione della qualità. È dal primo giorno che

sono arrivato al vertice di Poste che è stato avviato un radicale processo di trasformazione e di cambiamento in tutti i settori dell’azienda. Questo, però, non ci deve far dimenticare tutti i lavoratori delle poste, che hanno sempre lavorato molto bene a vantaggio di tutti i nostri clienti».

 

06 febbraio 2016

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