Lettera di un postino a Potere al Popolo
Vogliamo condividere con voi la lettera che ci ha inviato un postino. Enzo è un compagno, uno di quelli che non si rassegna a vedere le cose scivolare nella barbarie. Così quando ci ha visto apparire ha pensato di affidarci un grido di denuncia. Ci piacerebbe che altri lavoratori facessero lo stesso, non fosse altro perchè c’è bisogno di capire e riconoscersi. A molti di noi sarà capitato di prendersela con il dipendente delle Poste, perchè è snervante non ricevere un pacco atteso, o fare ore di fila. Ma ci siamo mai chiesti in che condizioni si lavora dentro Poste Italiane? Nessuna forza politica ne parla, eppure nel silenzio più totale, pezzo dopo pezzo, è stato smantellato uno dei servizi pubblici più importanti, quello postale. La funzione principale di Poste Italiane, ossia il recapito, è in dismissione dal 1998 (governo di centro-sinistra, ricordiamolo), ossia da quando l’ente poste è stato trasformato in una spa (il presidente era allora tale Corrado Passera, una “garanzia”). Chiusura di uffici e centri di raccolta e smistamento, diminuzione dell’organico, assunzione di personale precario, esternalizzazione della consegna dei pacchi (affidata ad Sda, cioè alle cooperative della logistica, uno dei mondi più feroci nei confronti dei lavoratori), logica mercantilista, aumento degli incidenti sul lavoro, peggioramento visibile del servizio ordinario. Queste sono le conseguenze della privatizzazione, che ha portato con sé una mutazione genetica di Poste Italiane: da ente gestore del servizio postale ad erogatore di servizi finanziari. Potere al popolo vuol dire ripubblicizzare Poste Italiane, vuol dire assunzioni stabili e sicurezza sul lavoro, vuol dire controllo da parte dei lavoratori e degli utenti perchè il servizio sia efficiente e di qualità. “E che ci vuole a consegnare due lettere” si pensa nell’immaginario collettivo riferendosi al mestiere del portalettere. Una qualsiasi persona comune, vedendo la classica divisa gialla e blu, oggi la associa solo ad incompetenza e danni, decantando tempi migliori in cui il postino arrivava nel quartiere con la borsa di pelle, scambiava qualche parola con gli abitanti, consegnava tutto ciò che c’era da consegnare ed andava via sorridendo e lasciando sorrisi. Era un’istituzione riconosciuta ed apprezzata mentre nel quotidiano (quando è incrociato) è soggetto a recriminazioni verbali (quando va bene), accuse, minacce e talvolta anche percosse. È a lui/lei che gli utenti danno la colpa di ritardi e mancate consegne, trasmettendo al lavoratore un’ansia che si somma a quella trasmessa dai dirigenti all’interno dell’ufficio prima di uscire. Andiamo indietro nel tempo: nel 1998 Poste Italiane diventa una Spa aprendo dunque al mercato privato ed è da lì che nascono tutti i problemi. Ma non è finita qui. Oltre a questi grandi utenti (Amazon) esistono anche altre aziende che pagano (e parecchio) per rendere le proprie lettere prioritarie: le classiche “evolution” o 4pro, 1pro, esteri ecc. (Enel, pacchi e pacchettini e talvolta anche semplice stampa) incubo di tutti noi portalettere. La situazione è davvero davvero insostenibile. La maggior parte di noi (io in primis) è laureato e fa questo lavoro perché comunque ti garantisce uno stipendio certo a fine mese, ma si può campare nel precariato continuo? Sotto il ricatto che se non fai straordinario non ti rinnovano il contratto? Cara Compagna mi rivolgo a te da attivista, militante (ex, ma non è mai troppo tardi) e compagno. Prendi di petto la nostra causa, sbandierala in tv, dai in faccia a questi porci che illudono e precarizzano per intascarsi i profitti guadagnati grazie al nostro sudore. Un abbraccio | ||
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